ovviamente i giornali riportano solo quello che vogliono loro com'è...
Ore 16:10 - LA DIFESA DI PAIRETTO
« Sono state fatte ricostruzioni di pura, mera fantasia. Come era possibile per Pairetto alterare i sorteggi? Doveva avere la vista di un falco pellegrino per individuare le palline e la manualità di Houdini per poterle accoppiare». È questa la colorita difesa del legale dell'ex designatore arbitrale Pierluigi Pairetto, Giorgio Merlone, al processo sul calcio.
«Nel sorteggio, seguito anche dalle forze dell'odine, l'unica cosa notata è stato lo sguardo di Pairetto. Allora Pairetto fa le acrobazie per determinare un arbitro e poi sceglie maliziosamente l'arbitro meno gradito alla Juventus (Collina, ndr), si sa, dalla partita di pallanuoto di Perugia...».
«Mi sembra strano -ha aggiunto Merlone attaccando la ricostruzione del test chiave dell'accusa Manfredi Martino-. Abbiamo dato credito ad una ricostruzione di un poveretto, interrogato 8 volte, per poi arrivare ad una affermazione dello stesso Martino che taglia la testa al toro e fornisce un meraviglioso assist a noi della difesa: Bergamo e Piretto esercitavano pressioni sugli arbitri, ma non mi risulta dessero indicazioni su una o altra squadra. Martino può dire quello che vuole ma non può essere preso come oro colato...si faccia allora l'esperimeto giudiziale, si prenda un prestigiatore e si verifichi se si può fare una cosa del genere. Senza arrivare al prestigiatore, si può dire che non c'è stata nessuna alterazione dei sorteggi e non vi sono prove univoche che lo dimostrino».
Bergamo: "Pairetto lontano dalle urne"
"Il designatore arbitrale Pier Luigi Pairetto era troppo lontano dal tavolo dei sorteggi per riuscire a vedere le palline che venivano pescate dal giornalista di turno". Lo ha detto Paolo Bergamo in una dichiarazione spontanea resa in aula durante l'udienza di Calciopoli in corso alla nona sezione penale - Collegio A - del tribunale di Napoli.
"Mi preme chiarire con precisione - ha detto Bergamo - come avveniva il sorteggio. In un'aula aperta al pubblico e davanti alle telecamere della tv ci sistemavamo a un tavolo lungo quattro-cinque metri. A un'estremità c'era Pairetto e davanti a sé aveva un'urna di vetro dove venivano poste le palline con all'interno i nomi degli arbitri. Al centro del tavolo sedeva un notaio incaricato dalla Figc, e c'ero io. All'altra estremità del tavolo c'era l'altra urna con all'interno le sfere relative alle partite da abbinare. Dalla sua posizione Pairetto non poteva vedere cosa ci fosse nell'altra urna. Inoltre noi non conoscevamo il nome del giornalista che sarebbe stato designato dall'Ussi se non pochi attimi prima del sorteggio".
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